Intervista a Cinzia Bomoll

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fonte: https://dinardoeassociati.com/

Cinzia Bomoll, di origini nomadi, cresce in provincia di Bologna, dove si laurea in Materie letterarie, per trasferirsi poi a Roma, a New York, nel deserto del Mojave in California e tornare a Bologna, dove oggi vive. Scrive fin da giovanissima ed esordisce con un racconto incluso nella raccolta Quello che ho da dirvi (a cura di Giulio Mozzi, Einaudi, 1998). Ha pubblicato i romanzi Lei che nelle foto non sorrideva (Fazi, 2006), 69 (Fazi, 2011), Cuori a spigoli (Ianieri, 2019). È anche sceneggiatrice (vincitrice del Premio Solinas 2021) e regista per il cinema e la tv. Ha realizzato tre lungometraggi: Il segreto di Rahil (2007), Let’s dance (2011)e La California (2022). La ragazza che non c’era pubblicato da Ponte Alle Grazie è il suo primo giallo.

L’autrice sarà presente a Noir in Festival e presenterà il romanzo lunedì 5 dicembre alle ore 17.00 alla libreria Rizzoli Galleria, Milano.
Presenta Isabella Fava. 

Nel frattempo l’abbiamo intervistata e questo è quello che ci ha raccontato:

1) Benvenuta su Contorni di noir e grazie per la tua disponibilità. La prima, che è ormai una sorta di domanda di rito, è da quale spunto è nata l’idea che ha dato vita al romanzo?
C.: Sono da sempre appassionata di romanzi gialli, avevo il desiderio, da un po’, di cimentarmi in questo genere. Cercavo un’idea di stampo “classico” che però contenesse degli elementi di forte originalità nei meccanismi di un crescendo tra sorpresa e suspense, così come di differenziazione del personaggio principale e di chi la accompagna nelle sue “avventure”.
Così nel periodo del lockdown mi sono molto concentrata nella stesura di questo nuovo romanzo e l’ho definito punto per punto. Fondamentale è stata l’estrema concentrazione del tempo in cui l’ho scritto. Mi sono calata completamente in questa storia, vivendoci dentro giorno dopo giorno.

2) La protagonista, l’ispettrice Nives Bonora, è una donna irrisolta, che si porta dietro il dolore di un abbandono che le rende difficile vivere il presente e guardare al futuro. Quali sono i suoi lati in ombra e quali quelli in cui riesce a risplendere?
C.: Le sue ombre sono create dalla mancanza di un riferimento importante come quello materno, di conseguenza cerca in altre donne figure con cui relazionarsi, come nonna Argento che in pratica le ha fatto da madre, ma allo stesso tempo sviluppa una sensibilità e un’empatia particolari con le figure femminili del romanzo. Su tutte proprio “la ragazza che non c’era”, la vittima di questo caso su cui indaga, con cui anche si identifica e con cui si sente in simbiosi. La capisce, ne rispetta le scelte, vuole salvarla, come salverebbe se stessa. Come ha già salvato se stessa in passato. Nives stessa è una “ragazza che non c’è” a cui è stata rubata l’adolescenza, aveva il bisogno urgente di crescere e affrontare la vita. Ma proprio questo adattarsi agli eventi e alle difficoltà ha sviluppato in lei una forza e una tenacia formidabili che le permettono di andare oltre e comprendere, con una sorta di “sesto senso” i dettagli più nascosti e delicati dei casi in cui indaga.

3) Diversi i co-protagonisti maschili, per esempio il padre, i colleghi o l’uomo che ama. Come descriveresti il suo modo di rapportarsi ad essi?
C.: Nives è stata a volte felice nella sua infanzia e giovinezza, come tutti, ma ogni volta la felicità è sfumata, specie negli affetti. Ecco perché lei ha quasi paura di chi dice di amarla. Sente che prima o poi se ne andranno. Inoltre ha difficoltà nel stabilire relazioni dettate dalla quotidianità. E’ più una donna che si lancia nelle relazioni, anche amorose, dettata da istinto e passione. Ha paura d’affrontare le relazioni di coppia canoniche e allo stesso tempo si è abituata a fuggire ogni volta chi potrebbe cambiarle la vita, anche per sentire meno la responsabilità nei confronti degli uomini. Lo fa col padre, con l’uomo che ama, con chi le mostra affetto e amicizia. Teme anche di dover stare alle regole. Lei soprattutto le regole “degli uomini” le infrange.

4) Questo romanzo è ambientato a Ferrara, nella bassa emiliana. Penso che la zona e le suggestioni che descrivi siano perfette per un romanzo di genere. Quali sono le principali caratteristiche di questi posti o di chi li abita che ti hanno spinta a scegliere in tal senso?
C.: Le atmosfere grigie e nebbiose, rarefatte, asfittiche dal sole velato, sono una cornice adatta a storie che in sé contengono gli stessi elementi di sospensione e mistero che ritroviamo nel genere noir e giallo. Perfino quando si raggiunge la solarità delle spiagge e del mare si avverte una solitudine dei luoghi. Ho rimarcato soprattutto questo aspetti geografici per creare una similitudine coi caratteri dei personaggi e delle vicende. La notte e il buio sono spesso presenti in questo romanzo. Le albe. Così come i motti dell’animo ad essi collegati.

5) Oltre all’ambientazione, altra forte caratteristica del romanzo noir è la connotazione sociale, che non manca nelle tue pagine. Vorresti anticipare a chi ancora non lo ha letto, di cosa tratta nel tuo libro?
C.: Dal punto di vista sociale ho voluto impostare, attraverso la protagonista, una necessità di ribellione dagli schemi precostituiti, anche nell’ambito della polizia. Nives è una che per cui il fine giustifica i mezzi a costo di infrangere la legge. Ma lo fa sempre con l’intento di “aiutare” le vittime. Specie quelle femminili. Infatti un elemento importante del romanzo è la sorellanza, la collaborazione e la comprensione tra donne.

6) Se dovessi scegliere un sentimento che più di altri, percorre l’intero corpo del romanzo, quale sceglieresti e perché?
C.: La tenacia. Tutti i personaggi portano avanti tenacemente le loro convinzioni. La tenacia l’hanno tutti, e spesso questo crea uno scontro di visioni, che però a sua volta scatena nuove linee narrative. Sono teste dure, ma d’altronde con questa si sono salvati Nives con tenacia difende anche il proprio io e i propri spazi, i propri sogni e allo stesso tempo il suo passato, che ha delle ombre che difende con “tenacia”, appunto. Anche al termine del romanzo, con tenacia sembra dirci: non ti lascerò.

7) Hai dedicato il libro, cosa che mi ha colpita, “a quelli che almeno una volta nella vita sono scappati via”, perché?
C.: Perché la madre di Nives è scappata via, perché lei stessa, Nives, scappa ogni giorno dalle costrizioni professionali e sentimentali. Perché solo con la fuga a volte ci si salva la vita. E perché solo chi ha provato almeno una volta a scappare da qualcosa sa veramente cosa significa avere paura e rischiare. E poi c’è chi nel romanzo scappando, dimostra che si può vincere invece di soccombere. Si chiama anche capacità di reazione. E parlo di come si scappa da uno stato mentale, che poi è l’aspetto più incisivo del romanzo.

8) Quali sono i tuoi progetti futuri, se puoi parlarcene e, dato il finale di questo, tornerà Nives in un nuovo romanzo e quando?
C.: Futuro, specie per quel che concerne questo romanzo, potrebbe essere una serie tv tratta da questa storia, siccome è “seriale”, sia nella struttura della trama e sia nell’evolversi dei casi “di puntata” come si dice in gergo televisivo. Dal momento in cui Nives si è affacciata nella mia fantasia mi ha detto: non ti libererai facilmente di me. E così infatti è perché sto scrivendo già il seguito, di questo che termina con un cliffhunger, come sa chi l’ha letto.

Intervista a cura di Federica Politi e Antonia Del Sambro, “Due nel mirino”.