Francesco Paolo Oreste – In un mare senza blu

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Editore iDobloni del Covo della Ladra / Collana iDobloni Enigmi
Anno 2024
Genere Romanzo
200 pagine- brossura e ebook


Il titolo racchiude tutto il senso di questo libro scritto da Francesco Paolo Oreste edito da I Dobloni del Covo della Ladra. La vita e il luogo in cui si vive senza blu. Cosa significa vivere in assenza del blu?
Significa non vivere ma sopravvivere in un ambiente ostile, combattere una guerra quotidiana, assistere a scene di violenza, ascoltare un padre picchiare una madre rinchiuso in un angusto e buio sgabuzzino, subire i soprusi di un adulto messi in atto nei confronti di ragazzine e ragazzini, sapere fin da piccoli che nel cortile di quella casa non ci puoi andare perché ci vive un qualcuno che non può essere disturbato riparato da uomini a guardia e tu non ti ci puoi neanche avvicinare.

Penso al lavoro svolto dalle forze dell’ordine (l’autore stesso è un poliziotto), dal corpo insegnanti e dai presidi, dai parroci, dai volontari, da chi fonda associazioni, per poter strappare almeno una persona da questo ambiente senza blu. Posso solo immaginare le loro immani difficoltà. Quanto è difficile? Quanto è possibile fare?
Penso a quanta fortuna ci voglia per non nascere in determinati luoghi.
Quegli stessi ragazzi se fossero nati in contesti tranquilli e benestanti avrebbero a loro disposizione il blu necessario? E anche se magari non lo avessero, avrebbero un sostegno almeno psicologico dalle loro famiglie? Si, credo e penso di sì. Fa differenza nascere laddove vedi picchiare tua madre da tuo padre e magari lui stesso ha vissuto la stessa esperienza. Gli eventi si ripetono in maniera continua e perpetua, nulla cambia e questo fa tanta rabbia.

Qui il video della presentazione su YouTube a cura di Cecilia Lavopa

Com’è possibile non riuscire a mettere fine al baratro? È un baratro senza fondo, all’interno del quale, se tutto va bene, galleggiare è il massimo che si possa chiedere. Galleggiare nella melma criminosa. La criminalità che toglie ogni barlume di libertà, che concede di vivere solo rispettando le sue regole. E se vuoi sopravvivere cosa fai, le rispetti quelle regole, anche se ti toglie il blu.
La povertà, l’ignoranza, la consapevolezza di essere nato in quel luogo e quel luogo diventa l’unico possibile. Non ci si può far niente, si è legati mani e piedi. Pur desiderandolo quel blu, il baratro ti nega vie di scampo.
Ciro, Michele e Mario. Bambini e poi ragazzi e poi adulti.
Ciro, Michele e Mario. Tre che diventano uno.
Un legame stretto e viscerale, un’amicizia profonda tale da farli diventare una sola persona.

Tre ragazzi diversi per caratteristiche, ma proprio le differenze li faranno sentire così vicini tra di loro, le loro differenze caratteriali faranno da bilanciamento e permetterà loro di compensarsi. Ad accomunarli le loro fragilità, paure, problematiche, sofferenze. Quello che si portano dentro è un fardello pesante, ma insieme il fardello è un po’ più leggero. Il loro essersi incrociati e trovati è una brezza leggera. Una fratellanza che li terrà uniti e li segnerà. Le risate, i giochi per strada, il sostenersi a vicenda. Nulla potrà essere cancellato. Anche quando accadrà qualcosa di irreparabile, anche quando le loro strade di divideranno, anche quando le loro strade si incroceranno nuovamente.
Ritrovarsi da adulti con tutte le esperienze tragiche vissute consolida ancora di più un legame con forti e valide basi. Da adulti la consapevolezza è maggiore. Da adulti ti guardi indietro e il passato ti ha forgiato con ancora più ferite. Aiutarsi è un modo per lenire quelle ferite. Non le risolve, ma almeno le attenua. Sono ferite profonde, incancellabili. Ma sostenersi e soccorrersi lenisce un po’ il dolore. Il calore di un’amicizia che ha il potere di compiere una magia, forse uno spiraglio c’è. Se c’è un piccolo spazio colorato di blu, quello spazio potrà allargarsi e quel blu potrà regalare un po’ di meritata pace, dopo tanto tribolare.

“In un mare senza blu” non assolve e non condanna.
È una dura e cruda constatazione di fatto. È quello che accade nella realtà.
Penso agli agenti delle forze dell’ordine che devono sperare di rientrare vivi nelle loro case e che ogni giorno si ritrovano decine, centinaia, migliaia di ragazzi e adulti con nomi e visi diversi ma con identiche storie alle spalle. Agli insegnanti e ai presidi che devono in qualche maniera convincere i ragazzi ad andare a scuola, in un ambiente in cui la dispersione scolastica raggiunge livelli preoccupanti. Ai parroci che cercano di invogliare i ragazzi a frequentare gli oratori per allontanarli dal loro vissuto e che diventano dei baluardi contro la criminalità che, invece, ha così vita facile. A coloro che raccogliendosi in associazioni si prodigano per porgere aiuto, assistere e sostenere coloro che vivono enormi disagi e hanno diritto ad una possibilità.

Francesco Paolo Oreste con “In un mare senza blu” racconta senza fronzoli e in maniera diretta la reale e cruda realtà. Lo fa con frasi brevi, concise, taglienti. Con profonde riflessioni che lasciano un amaro senso di impotenza. Ho visto tutti i protagonisti, effettivi e autentici, attraverso gli occhi dell’autore. Il suo lavoro e la sua competenza come persona attiva anche in ambito sociale diventano il tramite per raccontare la realtà effettiva e l’attualità. A lui il plauso per il saper e il voler esporre ciò che vive quotidianamente e che lo segna (lo si evince in maniera palpabile attraverso ciò che trasmette scrivendo) e per la sua capacità di descrivere in maniera così dettagliata coloro che hanno la sfortuna di nascere in contesti che non permettono loro di vivere appieno il blu della vita. Non li condanna e non li assolve. Li racconta.
Li racconta perché spesso ascoltiamo le notizie della cronaca che li riguardano, ma non ne conosciamo le vite. Non per essere compatiti, ma per apprendere chi e che cosa li ha portati fino a quel punto. E riflettere su come l’uomo è libero di decidere del proprio destino. Super consigliato.

Cecilia Dilorenzo


Lo scrittore:
Francesco Paolo Oreste (Torre del Greco, 1973), poliziotto, laureato in Scienze Politiche con specializzazione in Criminologia. E’ tra i fondatori delle associazioni culturali Eureka e In-oltre attraverso le quali promuove la cultura della legalità e la difesa dell’ambiente, in particolare nelle scuole primarie e secondarie della periferia vesuviana. E’ autore di Mi sono visto di spalle che partivo (2010), Dieci storie sbagliate. Più una (2014), Il cortile delle statue silenti (2015), L’ignoranza dei numeri. Storia di molti delitti e di poche pene (2019).