Matt Witten – La collana

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Editore Fazi / Collana Darkside
Anno 2024
Genere Thriller
324 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Giuseppe Marano


Tra gli elementi che compongono l’identikit di un bravo scrittore, per quanto mi riguarda, c’è la capacità di adattare, modellare, quasi piegare (ma senza alterarla) la realtà al proprio scopo narrativo, al messaggio che si vuole trasmettere. Ebbene, non vorrei lanciarmi in lodi sperticate né gridare al capolavoro, ma sotto questo punto di vista, nel suo thriller “La collana”, l’americano Matt Witten dimostra di avere le carte in regola per poter rispondere al profilo. In parole povere, Witten ha unito più fatti di cronaca risalenti a diversi anni fa, una serie di persone che si prestavano bene a fare da modelli per i suoi personaggi, ha ambientato il tutto in un territorio che conosce bene per averci trascorso alcuni anni, ed è nato il romanzo. E che romanzo, tra l’altro: un thriller psicologico di tutto rispetto, ispirato a fatti reali.

È la storia di Susan, una madre che da vent’anni piange la morte della figlia di sette anni, Amy, per mano di un “mostro”. Vent’anni dopo l’evento che le ha sconvolto la vita, Susan è pronta ad intraprendere un viaggio di migliaia di chilometri per andare ad assistere all’esecuzione – da lei stessa richiesta in sede di giudizio – dell’uomo che ha causato la morte della bambina, ma il dubbio trova il modo di scalfire addirittura l’odio e insinuarsi nelle sue convinzioni granitiche, nella sua mente finora ottenebrata dal dolore. E se l’uomo che sta per morire fosse innocente?

Sono svariati i temi trattati in modo interessante in questo thriller, a cominciare proprio dall’ineluttabilità della pena di morte e di dubbi sulla colpevolezza del condannato. L’autore non indulge affatto in considerazioni circa l’opportunità o la giustezza della pena capitale, ma punta invece l’attenzione sulla fallibilità della giustizia e sulla possibilità che ad essere condannato a morte non sia il vero colpevole. Il tema non è certo originale, anzi, è stato già egregiamente trattato in altri film o libri, ma invece che soffermarsi sul punto di vista del condannato – come fanno in tanti – Witten analizza la questione dal lato dell’accusatrice, nello specifico la madre di Amy, Susan, rimasta intrappolata nel passato e ossessionata dal fatto che il mostro abbia la giusta punizione per i suoi crimini. È impressionante vedere con quanta perizia Witten demolisce le sue – e le nostre – certezze, come un serpente che con le sue spire, piano piano, avvolge e stritola la sua preda nella morsa infernale del dubbio, della colpa, dello sconcerto.

L’altro tema chiave è il viaggio, non solo fisico – Susan deve effettivamente spostarsi da una parte all’altra degli Stati Uniti e fare i conti con una serie di gravi imprevisti che le ostacolano il cammino – ma anche temporale, con continui su e giù dall’oggi al momento della morte di Amy. Senza contare il viaggio psicologico nei dubbi, nei ricordi che sembrano avvitarsi su se stessi pur di non essere sbloccati e spiegati. Per sviluppare questo groviglio emotivo, Witten si prende i suoi giusti tempi: la narrazione non è quasi mai incalzante, anzi è lenta e tende a tornare su punti, fatti, pensieri già analizzati per meglio metterli a fuoco e tentare di far riaffiorare quel tassello mancante che capovolgerà il mondo di Susan e di tutta la sua famiglia. C’è poi un terzo tema, delicato e spinoso: quello degli abusi sui minori. Un tema affrontato, sì, ma con un certo tatto, forse eccessivo: è comprensibile che, pur condannando certe azioni e raccontando i fatti abbastanza dettagliatamente, l’autore voglia andare con i piedi di piombo nel trattare un tema così delicato, però mi sarei aspettata uno “schiaffo” in più, un azzardo, un po’ più di decisione nel prendere posizione… ma credo che questo attenga più al gusto personale che non alla effettiva validità del libro e del modo di raccontare.

Una cosa che, invece, ho apprezzato molto è stata l’attenzione ai dettagli… Cosa intendo? È semplice: la chiave di tutto, come rivela già il titolo, è proprio una collana semplice, da bambina, con animaletti e perline colorate… se non è un dettaglio questo…!
In definitiva, per via dei temi trattati, qualcuno potrebbe trovare un tantino forte la lettura di questo thriller psicologico. Tuttavia, il consiglio è di provarci: se la vostra sensibilità ve lo permette, vi gusterete certamente un buon thriller, considerazioni morali, umane e personali a parte.

Rossella Lazzari


Lo scrittore:
Matt Witten, nato a Baltimora, ha studiato nelle università di Amherst e Brandeis. È autore televisivo, romanziere, drammaturgo e sceneggiatore. Ha scritto serie come Dr. House – Medical Division, Pretty Little Liars e Law & Order e le sue sceneggiature sono state nominate per un Emmy e due Edgar Award. Ha pubblicato quattro romanzi gialli, vincendo il premio Malice Domestic Poirot con il suo esordio. La collana è stato tradotto in sette lingue e i diritti cinematografici del romanzo sono stati opzionati da Appian Way, la casa di produzione di Leonardo DiCaprio.