Agnes Ravatn – Il tribunale degli uccelli

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Editore Marsilio / Collana Farfalle
Anno 2019
Genere Giallo
205 pagine – brossura e epub
Traduzione di Maria Valeria D’Avino


Tutti commettiamo errori nel corso di una vita. A volte più gravi, a volte meno. Direi che sono inevitabili. Spesso sono necessari. Possono far cambiare il corso degli eventi e modificare l’esistenza di chi li ha commessi. Migliorandola o peggiorandola. Diversi sono i modi in cui vengono affrontati questi passi falsi, questi sbagli. C’è chi guarda in faccia alla realtà che si è venuta a creare, che le sue azioni ha causato e c’è chi da quella realtà fugge senza nemmeno riuscire a voltarsi indietro, cercando di far perdere le tracce di sé, nella speranza che tutti dimentichino il proprio nome e la propria faccia.

“Com’è facile abbandonare tutto, pensai stupita. Se ne rendono conto le persone?”

Allis Hagtorn giunge nella proprietà di Sigurd Bagge, in un luogo solitario sulle rive di un fiordo, proprio con l’intenzione di cambiare radicalmente la sua vita, schiacciando il passato con una pietra, cambiando lavoro e abbandonando il marito e provando, per quanto è possibile, ad ignorare quello che ha fatto e le conseguenze che ha comportato.
Sigurd Bagge è un quarantenne dal fascino misterioso che durante l’assenza della moglie ha bisogno di qualcuno che si prenda cura del giardino, che tenga in ordine la casa e che gli serva tre pasti al giorno. Tutto questo rispettando regole da lui imposte e soprattutto senza disturbarlo.
Allis che aspira all’isolamento dopo il frastuono da cui è scappata, cerca di interpretare al meglio il ruolo richiesto bramando rifugio nella solitudine e trovando nel curare il giardino un modo per sistemare le cose dentro se stessa. Lei che si sente una bambina smarrita, che cerca un modo per difendersi dalla tristezza, che lamenta una mancanza di volontà e di autodisciplina. Lei che sa adattarsi alla perfezione alle persone con cui si trova ad interagire. Lei che avverte la nostalgia di un’assenza nell’inconsistenza di una presenza.
La situazione che si viene a creare è fin da subito strana e sospetta e i ruoli che si sono imposti finiscono per incrinarsi e i due protagonisti di questa storia cupa scivolano lentamente l’uno verso l’altra.

“C’era qualcosa che non andava in tutto quanto.”

Agnes Ravatn, giovane scrittrice ed editorialista norvegese, con “Il tribunale degli uccelli” segna il percorso del lettore. Un percorso fatto di mistero, per le atmosfere cupe che si respirano nei boschi e sulle rive del fiordo; di inquietudine, per gli atteggiamenti dei personaggi soprattutto per i modi di Sigurd che semina il dubbio in ogni parola, che spesso agisce contraddicendosi, che poi si lascia andare mostrando una natura che da sempre è risultata malcelata; di turbamento per come le vicende siano pronte ad un ribaltamento, a sovvertire certezze che non hanno una base reale ma nate nel trasporto di sensazioni.
Una prosa ricca di suggestioni, grazie alle descrizioni dettagliate di una natura che è speculare alle azioni del romanzo, alimentata dalla leggenda dei miti nordici con questi dèi potenti e implacabili che si riversano sulla terra e sugli uomini, segnata da un incubo che si nutre del senso di colpa, dell’impossibilità di concedersi il perdono e che minaccia di essere reale.
Una trama che procede senza impedimenti avvolgendoti nelle spire del dubbio, portandoti a dubitare di ogni fatto, disseminando indizi nascosti che si scoprono essere rivelatori, che si nutre ed è fondamento dei due personaggi principali, che si stringono attorno a te, con i loro sguardi, i loro gesti, i loro silenzi e infine con le loro parole, in un processo che ti imprigiona nella loro realtà.

Federica Politi


La scrittrice:
Agnes Ravatn (1983), scrittrice e editorialista, è una delle voci più interessanti della letteratura norvegese contemporanea, nota per il suo stile originale e ironico e per lo sguardo acuto sulle debolezze umane. Il tribunale degli uccelli, già molto apprezzato dai lettori e dalla critica e in corso di pubblicazione in dodici paesi, ha ottenuto, tra gli altri, il PEN Translates Award, è stato candidato all’International Dublin Literary Award e ha ispirato una trasposizione teatrale e una cinematografica.