Cinzia Bomoll – La ragazza che non c’era

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Editore Ponte alle Grazie / Collana Scrittori
Anno 2022
Genere Noir
224 pagine – brossura e epub


Viene ritrovato il corpo di una ragazza presso un ex ospedale psichiatrico e Nives Bonora, ispettrice di polizia a Ferrara, inizia ad indagare con la squadra per scoprire cosa le sia accaduto e chi si nasconda dietro quel volto la cui identità risulta essere falsa. Succede poi dello straordinario, ovvero la ragazza scompare dalle sale dell’obitorio, si vede chiaramente dalle telecamere a circuito chiuso. Un evento che accade raramente ma non impossibile: viene chiamata sindrome di Lazzaro quando qualcuno che sembrava morto poi riprende i parametri vitali. Così mentre viene trovato un secondo cadavere che pare legato alla ragazza scomparsa, Nives è ossessionata dal pensiero di capire cosa si celi dietro l’apparenza dei fatti a cui ha assistito.
“La ragazza che non c’era” primo romanzo di genere noir di Cinzia Bomoll, ben riuscito per sviluppo della trama, costruzione dei personaggi e uno stile di scrittura fluido che ti lascia scivolare da una pagina all’altra tra indizi e smentite, senza concedere pause se non nei versi di prosa poetica, opera della protagonista, che spingono ad abbandonarsi a pensieri e riflessioni.

“Era lei la prima a non credere di poter essere amata, come avrebbe potuto farlo qualcun altro.”

Nives Bonora è una donna irrisolta, come forse in parte siamo un po’ tutti. Si trascina dietro il dolore di un abbandono che condivide con il padre ma con il quale non riesce a confidarsi o a confrontarsi. Ha una storia d’amore tormentata dove vorrebbe lasciarsi andare ma in cui è bloccata, in cui si sente viva ma minacciata sotto il profilo professionale. Nives è una poliziotta tenace ed intuitiva, che non si lascia scoraggiare dagli ostacoli ma decide di affrontarli ignorando il timore di ogni conseguenza. Nives è una che è disposta a perdere più di quel che c’è da guadagnare se questo significa rendere giustizia a qualcuno che ha subito violenza, prepotenze e a cui son stati negati persino i diritti più elementari e fondamentali che quasi tutti diamo per scontati ma per i quali, qualcuno è costretto a lottare.

Un romanzo con ambientazioni di luce e luoghi di ombra questo di Bomoll che gioca sapientemente con luoghi reali come la bassa ferrarese, i confini del fiume Po e le descrizioni di un ex ospedale psichiatrico e luoghi emozionali e mentali che solo il lettore può tradurre in immagini a seconda di quanto percepisce e assume dal racconto autoriale. C’è tutto l’universo di Nives, che è appunto un mondo a parte e con cui bisogna entrare in sintonia e simbiosi altrimenti la storia si sgretola e si ammanta di nebbia esattamente come i luoghi fisici e reali di cui narra la Bomoll, c’è il mistero che la accompagna e c’è la sua forza che la spinge e la sospinge in una dimensione di lotta e rivalsa che è essa stessa un non luogo dove sembra che possa invece accadere tutto. I posti della luce sono fisici e concreti i posti in ombra solo metafisici, eppure è in questi che si snoda la maggior parte della narrazione che più affascina e tormenta il lettore.

Forse sono le particolari circostanze in cui la stessa autrice si è ritrovata a scrivere questo romanzo che hanno finito per influenzare il tutto (la pandemia e il lockdown consequenziale), ma è prepotentemente percepibile un dentro e un fuori in cui chi legge si può muovere e a sua volta esplorare e che finisce per legarlo a doppio filo con l’intera storia e anche con chi scrive. Ambientazioni simili non sono rare nei noir, ma se trattate in maniera onirica come fa la Bomoll finiscono per creare quasi un piccolo genere nel genere e affascinare sicuramente di più per originalità e dote autoriale. Tendenza onirica che l’autrice perpetra in un certo qual modo anche nello stile e nel linguaggio, alternando suspense a poesia, chiaro e corsivo, dialoghi asciutti e descrizioni ariose.

La verità è che in questo noir dove la provincia fa da sottofondo c’è una ulteriore sottonarrazione filosofica che prende a pretesto un genere narrativo per affrontare un tema attualissimo e di strettissima cronaca come la violenza sulle donne. Una, nessuna, centomila e di più, la Bomoll ci prova e ci riesce a farcele immaginare tutte e questo si chiama talento.

Federica Politi e Antonia Del Sambro, “Due nel mirino”


La scrittrice:
Cinzia Bomoll, di origini nomadi, cresce in provincia di Bologna, dove si laurea in Materie letterarie, per trasferirsi poi a Roma, a New York, nel deserto del Mojave in California e tornare a Bologna, dove oggi vive. Scrive fin da giovanissima ed esordisce con un racconto incluso nella raccolta Quello che ho da dirvi (a cura di Giulio Mozzi, Einaudi, 1998). Ha pubblicato i romanzi Lei che nelle foto non sorrideva (Fazi, 2006), 69 (Fazi, 2011), Cuori a spigoli (Ianieri, 2019). È anche sceneggiatrice (vincitrice del Premio Solinas 2021) e regista per il cinema e la tv. Ha realizzato tre lungometraggi: Il segreto di Rahil (2007), Let’s dance (2011) e La California (2022). La ragazza che non c’era è il suo primo giallo.