Carmen Mola – La sposa gitana

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Editore Salani / Collana Le Stanze
Anno 2024
Genere Thriller
416 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Sara Cavarero


Ormai di thriller – e di libri in generale – ne ho letti tanti e sono sempre più convinta che per fare un buon libro non contano tanto le cose che dici, ma come le dici; non conta tanto la varietà o la quantità dei personaggi che crei, ma come li crei, con che tratti li presenti, che spessore dai loro. E leggere noir come l’ultimo di Carmen Mola, La sposa gitana, uscito da poco per Salani, rafforza sempre più il mio convincimento.
È la storia di Susana, una giovane donna per metà gitana e per metà paya, che viene tramortita mentre torna a casa dal suo addio al nubilato, in piena notte, in una tranquilla strada di Madrid. Viene ritrovata due giorni dopo in un sobborgo malfamato che una volta era un luogo di pregio, in punto di morte, con un verme che le esce da un occhio. Non appena accertata la sua identità, la connotazione di quello che poteva apparire come un isolato, macabro caso di omicidio cambia: sette anni prima anche Lara, la sorella maggiore di Susana, era stata uccisa con le stesse, atroci modalità, proprio poco prima di convolare a nozze, ma il suo assassino, Miguel Vistas, è in carcere da allora e non può aver compiuto anche questo secondo delitto. E dunque, si tratta di emulazione o forse c’è stato un tragico errore nel primo processo e in prigione c’è la persona sbagliata?

Per la sua particolarità, il caso della “sposa gitana” viene affidato alla BAC, brigada de analisis de casos, una squadra speciale, alquanto misteriosa e sfuggente, a capo della quale c’è l’ispettrice Elena Blanco. Vicina ai cinquanta, attraente e istrionica, Elena Blanco è un personaggio complesso, sfaccettato, di quelli che si imprimono nella mente e nella retina: è facile immaginarsela mentre sfreccia per le strade di Madrid a bordo della sua Lada rossa, mentre canta Mina al Karaoke sul palco di un bar, mentre affoga i suoi tormenti in svariati bicchieri di grappa o stordisce il dolore negli incontri di sesso occasionale nel parcheggio di Didì, mentre con occhio critico e febbrile scorre le foto scattate dal suo appartamento in Plaza Mayor in cerca di un volto che vorrebbe – eppure non vorrebbe – vedere.
C’è una macchia nel suo passato che è più di un semplice caso irrisolto: è un marchio sottopelle che le dà il tormento e di cui sono a conoscenza solo persone selezionatissime, tra cui i membri della BAC: il medico legale Buendia che per lei è quasi un amico, l’esperta informatica Mariajo che dietro l’aria da nonnina tutta maglia e faccende di casa è una profonda conoscitrice del deep web, gli agenti Chesca ed Orduno, irrascibile e spregiudicata lei quanto pacato e implacabile lui. Sarà questa la brigata, perfettamente assortita ed equilibrata, che dovrà venire a capo dell’enigma della sposa gitana, indagando tra intrighi di famiglie ingombranti, garbugli di indagini passate, nuovi scenari che complicano sempre più una situazione già non facile. A loro si aggiungerà, quasi con prepotenza, un elemento che spariglierà le carte: Angel Zarate, un giovane poliziotto ambizioso e caparbio che proprio non ci sta a essere tenuto fuori dal suo primo caso di omicidio.

Certamente capirete ora perché ho esordito con le considerazioni di cui sopra: sulla carta i personaggi di questo noir non sarebbero nulla di speciale se gli autori – sì, non è un lapsus – non li avessero tratteggiati con tanta maestria da farci dimenticare gli stereotipi a cui inevitabilmente corrispondono: ciascuno di essi ha qualcosa che lo distingue dalla massa e lo rende perfetto per il ruolo che deve occupare in questa storia e non in altre. Elena Blanco è una donna che si prende la scena con naturalezza e la occupa con la sua sola presenza, ma chi la accompagna non si limita a essere una semplice comparsa incolore. E la considerazione si estende anche alla storia: una trama potenzialmente già letta diventa una storia avvincente, inquietante, persino a tratti nauseante non per quel che viene scritto, ma per come viene raccontato. Il pregio più grande di questo libro è proprio lo stile di narrazione: spregiudicato, serrato, intricato e dettagliato, tanto che una volta cominciata la lettura è impossibile fermarsi.

Il che è tanto più pregevole se si considera che è il frutto della collaborazione di tre mani diverse: dietro al Nom de plume di Carmen Mola ci sono infatti tre famosi scrittori e sceneggiatori spagnoli, Jorge Díaz, Antonio Mercero e Agustín Martínez, che hanno rivelato la loro identità alla cerimonia di assegnazione del Premio Planeta, il più importante premio letterario spagnolo, che hanno vinto con il loro precedente romanzo “La bestia”. Altra considerazione – del tutto personale – che mi sento di rilevare riguarda la disinvoltura e spregiudicatezza con cui vengono trattati determinati argomenti: è come se il fatto di scrivere utilizzando uno pseudonimo servisse ad alcuni autori per sbloccare alcuni freni inibitori – probabilmente legati a una forma di pudore inconscio – e a inserire dettagli macabri quando non addirittura scabrosi quasi con naturalezza. L’ho notato in vari casi, il più eclatante dei quali è costituito dai romanzi di Lars Kepler con protagonista Joona Linna, ai quali ho pensato spesso leggendo questo noir iberico. Oltre alla crudezza, vi ho ritrovato infatti anche il periodare breve e conciso che contribuire ad aumentare il ritmo della narrazione ed a tenere sempre alta la tensione.

In conclusione, “La sposa gitana” è un noir per stomaci forti, scritto veramente benissimo, appassionante e coinvolgente. Il finale è apertissimo, infatti il libro è il primo di una trilogia che vede come protagonista Elena Blanco e della quale personalmente non vedo l’ora di leggere gli episodi successivi. Ve lo consiglio? Certo che sì, specie se amate i libri di Kepler o, in generale, i noir incalzanti.

Rossella Lazzari


La scrittrice:
Carmen Mola è lo pseudonimo dei tre scrittori e sceneggiatori spagnoli Jorge Díaz, Antonio Mercero e Agustín Martínez, che hanno rivelato la loro identità con grande scalpore durante la cerimonia di assegnazione del Premio Planeta, il più importante premio letterario iberico. A lungo è stata considerata l’Elena Ferrante spagnola. Frutto di una scrittura collaborativa moderna, di cui i tre autori sono tra gli esponenti più acclamati a livello internazionale, La Bestia ha venduto oltre un milione di copie e sarà pubblicato in quindici Paesi.