Yaprak Oz – Il fiore di Farahnaz

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Edizione Le Assassine / Collana Oltreconfine
Anno 2023
Genere Giallo
344 pagine – brossura e ebook
Traduzione di Nicola Verderame


Le Assassine hanno l’interessante abitudine di pubblicare gialli scritti da autrici straniere, siano esse ancora viventi e siano esse non più. Ho letto e recensito già per Contorni di noir alcuni titoli da loro editi e questa volta l’autrice in questione è di nazionalità turca, Yaprak Oz che ci descrive uno spaccato di vita, appunto, in Turchia nel 1979.
Le protagoniste de “Il fiore di Farahnaz” sono principalmente donne. Nel piccolo centro, Zonguldak, e nella zona residenziale, Kilic, in cui vivono la vita scorre tranquilla. I loro mariti sono ingegneri minerari e le loro case sono belle e ospitali. Non sentono la necessità e il bisogno di lavorare. Preparano torte e biscotti, organizzano i picnic per trascorrere deliziosi pomeriggi, si scambiano le visite da buon vicinato, la sera si recano al circolo con i rispettivi mariti e si ritrovano per giocare, chiacchierare e bere qualcosa.

Questo spaccato descritto dall’autrice mi ha procurato durante la lettura un certo fastidio, perché pensavo a queste donne che non avevano altra ispirazione se non quella di essere brave mogli e brave madri. Ho dovuto comunque contestualizzare il periodo e il luogo durante i quali le vicende si svolgono. Siamo in Turchia e corre l’anno 1979. E non mi pare neanche strano pensare che poteva tranquillamente accadere anche nel nostro paese. E mi sono anche chiesta se in fondo queste donne non chiedessero altro in realtà, mariti ingegneri con un buon lavoro e una bella casa in un bel quartiere. Tutto sommato una condizione che a loro non dispiace. Una delle protagoniste vive una situazione piuttosto difficile, pensando soprattutto al contesto in cui vive. Non riesce ad avere bambini. Pensavo a quanto potesse essere ancora più faticoso portare addosso un tale fardello, quando l’ambiente prevede che tu essendo moglie devi essere anche madre.

Un po’ diversa è la caratterizzazione di quella che è la principale protagonista, cioè Yildiz Alatar.
Anche lei è sposata con un ingegnere minerario, Ziya Alatan. E’ colei che, essendo più grande rispetto alle sue vicine, diventa un punto di riferimento per le altre, dispensa consigli, ascolta e consola in maniera amorevole chi le chiede supporto, una figura che trasmette fiducia e che ha a ben volere la vita delle sue vicine. A differenza delle altre donne ha un lavoro che svolge all’interno della sua casa. Prima passatempo, poi vero e proprio lavoro. Yildiz è un’abile sarta. Le vicine si rivolgono a lei quando devono farsi confezionare gli abiti per ogni occasione. A diciannove anni ha avuto sua figlia Berrin. Che ora vive ad Istanbul con suo marito Engine la loro figlia Berrak.
Ha una grandissima passione per la lettura e in particolare va matta per i gialli. Ammira Agatha Christie e adora guardare le puntate di Colombo.

Proprio grazie a questa sua passione per i gialli e per il suo acume, sarà lei a dare un volto a chi ha commesso due atroci delitti nel tranquillo e pacifico paese di Zonguldak, paese dove fino ad allora non era accaduto niente di simile. I due omicidi stravolgono le vite degli abitanti, serpeggia una grande paura. Da una situazione a dir poco idilliaca, lontana dai grandi centri e dagli sconvolgimenti politici che avvengono in quegli anni nei paesi vicini, ad uno stato di fatto intriso di incertezze.
Anche se inizialmente la polizia ritiene, e gli indizi portano a tale conclusione, che il colpevole sia Bekir il pazzo, uno sbandato del posto. Ma Yildiz non si limita a quella che sembra l’evidenza e comincia piano piano a mettere insieme piccoli indizi che le si presentano e a risolvere in maniera brillante i due casi.
Yildiz raccoglie la storia che l’ha vista protagonista come provetta detective e prova a presentare il suo manoscritto a una casa editrice, ma quest’ultima lo rifiuta.
A questo punto interviene un’altra figura femminile decisiva, sua nipote Berrak.
Alla morte di Yildiz, nel 2015, suo marito Ziya consegnerà il manoscritto alla loro cara nipote. E Berrak riuscirà a far pubblicare il libro. Non è il solo manoscritto, ce ne sono altri. Questo non è che la prima delle avventure che Yildiz aveva scritto.
Delizioso l’espediente creato dall’autrice. Quello di affidare a Berrak l’opportunità di far pubblicare i manoscritti di sua nonna.

Ed è Berrak che in prima persona parla nell’epilogo, epilogo che inizia così :
“Il rifiuto di questo romanzo da parte della casa editrice sarà dipeso dal fatto che mia nonna Yildiz Alatan fosse una casalinga, una sarta, una moglie, madre e nonna di una cittadina di provincia. Con ogni probabilità la casa editrice avrà guardato il suo curriculum, che riportava solo quelle caratteristiche, e non avrà nemmeno pensato che fosse il caso di leggere il manoscritto. Il fiore di Farahnaz sarà stato dimenticato in un angolo senza neppure essere letto, lo avranno considerato il prodotto della passione per la scrittura di una donna qualunque, priva della minima esperienza letteraria, in un genere che persino al giorno d’oggi viene guardato con sufficienza da molti.”
Berrak ripercorre le strade di Kilic e trova i vetri rotti della scuola, il cumulo di macerie del cinema abbattuto, la fermata del bus completamente ricoperta di rovi, la casa dei suoi nonni piegata e sghemba, e non è la sola, a causa di una frana. La maggior parte degli abitanti del quartiere si sono trasferiti, vivono altrove e nel giro di qualche anno l’intero quartiere verrà demolito.

Yaprak Oz si serve della figura di Berrak che ha avuto il compito di riscattare la figura di sua nonna Yildiz. Una donna appassionata di gialli e con un grande senso di giustizia, che ha avuto il coraggio e la perspicacia di assicurare alla giustizia chi aveva commesso il male. Una donna che si è vista negare la possibilità di poter vedere stampato il proprio manoscritto in cui aveva collocato tutto quello che era avvenuto, descrivendo l’ambiente in cui viveva e dove erano accadute le vicende, gli abitanti del quartiere con le loro abitudini tratteggiando un vero e proprio spaccato di vita, tutti gli elementi che l’hanno portata alla risoluzione, le argomentazioni dei suoi pensieri quando doveva riunire e mettere in ordine i vari indizi.
L’autrice attraverso una giovane donna, Berrak, conferma l’importanza della conservazione della memoria e il valore rappresentato dal saper e dal volere tramandare quella memoria. Ma soprattutto dare una possibilità a chi, in quanto donna, non ha l’occasione di mettere in pratica il proprio potenziale e realizzare i suoi sogni perché ritenuta inadeguata.

Cecilia Dilorenzo


La scrittrice:
Yaprak Oz è nata nel 1973. Ha frequentato il Collegio TED di Zonguldak Koleji e la facoltà di Cultura e Letteratura Americana presso l’Università di Istanbul. Ha pubblicato poesie, racconti e saggi su numerose riviste antologie in Turchia e all’estero. Le sue poesie sono state tradotte in numerose lingue, tra cui inglese, greco e svedese. Fa parte dell’Unione degli Scrittori di Poliziesco di Turchia e del PEN International. Ha pubblicato cinque raccolte di poesia e otto romanzi, quattro dei quali hanno per protagonista Yildiz Alatan.